Tutti i popoli della terra devono essere liberi

La prima volta che ho letto su un muro la scritta PALESTINA LIBERA avevo tredici o quattordici anni e mi trovavo a Napoli, a trecento chilometri da casa mia.

Sono nato e cresciuto in un paese, in un periodo in cui non c’erano i canali informativi di oggi e se volevi sapere qualcosa dovevi rivolgerti a qualche enciclopedia e se quello che cercavi non c’era sull’enciclopedia, dovevi procurarti libri o giornali che ne parlavano, sempre che, dal paese, avevi la possibilità di procurarteli.

Ad esempio, se ti piaceva la musica, non c’era YouTube ma c’era il catalogo della Nannucci e se volevi ascoltare un po’ di musica diversa dovevi mandare a prenderti i dischi per posta.

E c’erano anche i comunisti, ma non parlavano di Palestina, non parlavano di Che Guevara, la loro unica ossessione era opporsi al sindaco socialista del tempo, Frasca.

Personalmente ho trovato queste informazioni a vent’anni, all’ Unical, dove fiorenti sono sempre stati i dibattiti e le attività di “contro informazione” , ossia di quelle cose che non ti dicevano né i giornali né le televisioni.

Tanto mi ha insegnato l’esperienza universitaria ed ha formato anche la mia indole politica.

Ma tornando al mio paese, Cassano Ionio, le sinistre non hanno mai affrontato questi argomenti eccezion fatta per qualche movimento giovanile attivo a cavallo tra gli anni novanta ed i primi anni del nuovo secolo.

Nel territorio comunale c’erano diversi ragazzi che si organizzavano, si muovevano, creavano vita sociale.

Si vedevano film, si facevano dibattiti, si ascoltava musica, ci si informava a vicenda. E si è fatto anche qualche accenno alle guerre nel mondo, al medio oriente, alla questione palestinese.

Erano gli anni in cui a Cassano iniziavano ad arrivare flotte di migranti: solo i movimenti furono in grado di affrontare questo discorso, che poi per altri divenne business.

Ma soprattutto avevamo la forza di contrapporci alla “sinistra dei grandi” ed è per questo che i signori della Sinistra non ci hanno dato spazio.

Eravamo gli “squatrigli” (squatrìgliu (s.m.) – sign. ragazzino/giovanotto vivace) che davano fastidio, venivamo accarezzati in campagna elettorale e se ti permettevi di dire la tua eri un nemico da sconfiggere.

Oggi che gli scenari internazionali sono cambiati ed ahimè la situazione in Palestina è drammaticamente peggiorata, l’eco della protesta è arrivato anche nel piccolo paese che nel frattempo, si è dotato di ripetitori 5 g e fibra ottica, portando così finalmente tutte le informazioni direttamente nella tasca della gente.

Se oggi chiunque in qualunque parte del mondo vuole sapere, ad esempio, cosa succede nella striscia di Gaza, può farlo ovunque, chiedendolo semplicemente al telefonino. Non c’è bisogno nemmeno che scrivi, basta che apri il microfono e chiedi: Google ti risponde!

Ed oggi quindi, anche nel mio piccolo paese iniziano ad apparire bandiere della Palestina, icone di Che Guevara, slogan inneggianti la pace e la libertà.

Mi stupisce tuttavia certa parte di sinistra, ancora ferma ed ancorata a quelle logiche vecchie che la sinistra l’hanno distrutta, che d’un tratto si riscopre pro PAL , a pochi giorni da un voto regionale.

E questo, non può farmi che piacere e rendermi orgoglioso di questi ragazzi e di queste persone.

Non ne hanno mai parlato prima, si inizia adesso.

Forse è solo il vento del momento, forse una moda passeggera. Meglio tardi che mai, mi verrebbe da dire. Chissà se tra qualche mese torneranno alle vecchie logiche o se questa volta davvero qualcosa è cambiato.

Perché se una persona per mostrarsi di sinistra, a pochi giorni dal voto inizia a parlare per la prima volta di Palestina due sono le cose : o è un bluff, o quella persona davvero è contro le ingiustizie e le prevaricazioni.

Sicuramente la storia è cambiata, ma dati i precedenti, perdonatemi, sinceramente non mi fido!

Buon weekend a tutti!

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