La desolazione sociale non è soltanto solitudine, né semplicemente la distanza tra le persone.
È la perdita dei punti di riferimento, la sfiducia verso il paese e le istituzioni, la sensazione di camminare senza sapere dove andare.
Durante le celebrazioni per il Santissimo Crocifisso, Monsignor Savino ha parlato dei “quattro serpenti” che, metaforicamente, avvelenano Cassano: la desolazione sociale, la delinquenza, il disagio giovanile e le divisioni.
Il primo di questi mali, il più silenzioso e profondo, è proprio la desolazione sociale, quella condizione che frena ogni iniziativa, indebolisce la fiducia, spinge i giovani a cercare altrove ciò che qui sembra svanito e scoraggia chi resta, lasciando la comunità in uno stato di sospensione, di attesa senza progetto e senza speranza.
I giovani non vedono l’ora di andare via, chi resta fatica a trovare forza, coraggio e motivazione per investire nella propria vita, e alcuni, privi di punti di riferimento stabili, possono talvolta percorrere strade difficili e rischiose, avvicinandosi a contesti poco positivi.
Una condizione che non riguarda solo i giovani ma si estende, quasi a macchia d’olio, su tutte le altre generazioni.
Cassano Ionio è vittima di desolazione sociale, eppure una città attraversata da questa condizione può ritrovare strumenti, guida e opportunità.
Gli spazi pubblici, le iniziative culturali, sportive e ricreative, insieme al Forum Giovanile e alle consulte previste dallo Statuto Comunale, possono trasformarsi in percorsi concreti di rinascita e partecipazione, capaci di restituire fiducia sia in sé stessi sia nella comunità.
Il Comune ha a disposizione gli strumenti normativi per accompagnare questa trasformazione ed ha anche diversi immobili pubblici, i quali, se utilizzati in modo coordinato, possono diventare centri di aggregazione dove poter svolgere attività culturali e sportive, possono diventare spazi per le associazioni ed i comitati di quartiere, luoghi di incontro tra generazioni.
Le Consulte e gli organismi previsti dallo statuto non sono semplici uffici consultivi: sono strumenti di partecipazione attiva, in grado di accompagnare i cittadini passo passo, coordinare iniziative e garantire che ogni progetto si inserisca in un percorso sostenibile e condiviso.
Quando ero giovane, mi sono battuto affinché i cittadini potessero avere strumenti concreti e luoghi reali in cui incontrarsi, conoscersi e costruire insieme.
Oggi più che mai credo che il primo passo per rispondere alla desolazione sociale sia mettere insieme ciò che già esiste, guidarlo, stimolarlo, coordinando persone, idee e spazi in una rete viva e partecipata. Una rete capace di restituire fiducia, entusiasmo, voglia di partecipare ed investire nella propria città.
Ogni spazio pubblico può diventare un luogo di speranza e di partecipazione, ogni iniziativa un esempio di cambiamento, ogni cittadino un protagonista attivo nella ri-costruzione della propria comunità.
È un percorso guidato di crescita, fiducia e dignità, in cui le persone possono ritrovare autostima e fiducia in sé stessi, senso di appartenenza e capacità di costruire insieme, affrontando i problemi reali della comunità e trasformandoli in opportunità concrete di partecipazione, riscatto e rinascita sociale.
È un cammino di speranza, responsabilità e dignità che può iniziare oggi, qui, insieme, passo dopo passo, giorno dopo giorno, trasformando ogni idea in azione concreta, ogni spazio in luogo di aggregazione e ogni cittadino in protagonista.
Sarebbe la risposta concreta alla desolazione sociale, il modo per ridare vita alla città, coesione alla comunità e fiducia a chi ci vive, dimostrando che con strumenti, guida e volontà, ogni sfida può diventare occasione di rinascita e partecipazione condivisa.
