Mi chiamo Pasquale Cersosimo e sono nato a Cassano all’Ionio, provincia di Cosenza, il 16 giugno 1973. La mia è stata un’infanzia serena, trascorsa in una famiglia tranquilla insieme ai miei genitori e alle mie due sorelle.
Crescere a Cassano è stato un privilegio: i vicoli del centro storico, le tradizioni popolari e la vitalità di questo paese hanno lasciato in me ricordi indelebili e un legame profondo con la mia terra.
Non ero un fenomeno a scuola, ma gli anni del liceo restano tra i più belli della mia vita.
Al R.L. Satriani di Cassano Ionio ho vissuto giornate che alternavano studio, risate e momenti che mi hanno fatto crescere. Tra versioni di latino e greco, chiacchiere interminabili nei corridoi e professori che riuscivano a farmi vedere la passione dietro le materie, ho imparato ad amare la letteratura classica e a sentire forte il legame con la Magna Graecia, la mia terra.
Indimenticabili, per me ed i miei compagni, restano le lezioni del professor Giovanni La Scola, docente siciliano di Latino e Greco, che con il suo entusiasmo e la sua competenza seppe trasmettere a me e ai miei coetanei l’amore per le radici antiche del nostro territorio. Grazie a lui ho imparato che la nostra storia non è qualcosa di lontano e polveroso, ma un’eredità viva, capace di parlare al presente e di dare senso al futuro. A lui va la mia più sincera gratitudine, gli sarò sempre grato per ciò che mi ha trasmesso.
Dopo il diploma, ho intrapreso gli studi universitari all’Università della Calabria. Prima la laurea in Economia Aziendale, poi, spinto da qualcosa di più profondo, quella in Servizio Sociale.
Sentivo che la mia strada non poteva limitarsi ai numeri e alla gestione: volevo mettermi al fianco delle persone, soprattutto quelle più fragili.
Il mio lavoro mi ha portato a incontrare mondi diversi: minori a rischio che chiedono ascolto, disabili che insegnano con la loro forza, migranti che portano sulle spalle viaggi durissimi, anziani pieni di saggezza e nostalgia, detenuti e tossicodipendenti che cercano una seconda possibilità, famiglie che lottano ogni giorno per non arrendersi. Ognuno di loro mi ha lasciato un segno.
Non sono solo “utenti” o “casi sociali”: per me sono esseri umani, volti, storie, persone che mi hanno cambiato.
Oggi lavoro alla Comunità Terapeutica “Il Mandorlo” di Cassano allo Ionio come Educatore Professionale. Ogni giorno è una sfida, ma anche un’opportunità per imparare e crescere insieme a chi incontro.
La mia vita, però, non è fatta solo di lavoro. Ho sempre sentito forte il legame con la cultura e le tradizioni. Negli anni ’80 e ’90 ho fatto parte del Coro Polifonico della Cattedrale di Cassano, e ho avuto anche l’onore di esserne Presidente.
Ricordo le prove in sacrestia con l’indimenticabile don Peppino Campana, a cui oggi è dedicato il Coro Diocesano, la sua voce che si alzava potente sotto le volte della Cattedrale e quella sensazione unica di essere parte di qualcosa che univa fede, musica e comunità.
Nel 1998, con alcuni amici, ho fondato il Collettivo 26 luglio. Erano anni difficili: il dissesto finanziario del Comune aveva lasciato tante strutture nuove ma chiuse, abbandonate.
Noi non volevamo arrenderci a quell’immobilismo: così abbiamo iniziato ad aprire spazi, a riempirli di vita, di giovani, di socialità.
Tra i luoghi che hanno segnato questa esperienza ci sono il Centro Sociale Polivalente ed il Parco del Monte di Cassano Ionio, dove abbiamo organizzato numerose iniziative per aggregare i giovani della città.
Ricordo la soddisfazione di vedere quei posti, nati come simboli di spreco, trasformarsi in punti di incontro e di rinascita comunitaria.
Nel 2007 è nata un’altra avventura: l’associazione Palombella Rossa. L’idea non era semplicemente “portare cultura”, ma creare spazi dove le persone potessero incontrarsi, parlare, confrontarsi e, in qualche modo, crescere insieme.
Palombella Rossa è nata così, come un piccolo tentativo di tessere legami, accendere curiosità.
Il progetto che porto nel cuore è senza dubbio la Casa Museo Palazzo Viafora, nata nel 2011. Quando l’ho vista per la prima volta, quel palazzo gentilizio in rovina mi parlava di storie dimenticate, di vite passate tra quelle mura. Volevo che tornasse a vivere, che ogni pietra e ogni stanza potessero raccontare di nuovo qualcosa, come se il passato incontrasse il presente.
Ma, guardandomi intorno, ho capito che non bastava solo restaurare un edificio: il quartiere aveva bisogno di attenzione, sostegno e cura.
Così l’associazione Palazzo Viafora ha cominciato a occuparsi anche di questioni sociali, cercando di affrontare i problemi della comunità e di essere presente per chi spesso si sentiva trascurato.
Far rivivere il Palazzo è diventato così un gesto d’amore non solo verso la storia di Cassano, ma anche verso la sua gente. Ogni attività, ogni incontro, ogni piccolo gesto dentro quelle mura è stato un modo per intrecciare memoria, cultura e attenzione per l’altro.
Accanto a tutto questo, ho sempre coltivato la scrittura. Ho collaborato con giornali come Il Quotidiano della Calabria, Calabria Ora, Cronache delle Calabrie e con testate online come Web Oggi e Iacchitè.
Scrivere è il mio modo di osservare, di dire la mia, di non rimanere in silenzio di fronte a ciò che accade.
Non ho mai smesso di partecipare al dibattito politico e amministrativo della mia città.
Non per ambizione personale, ma perché credo che se ami davvero un luogo, non puoi limitarti a viverlo: devi impegnarti per cambiarlo, per difenderlo, per renderlo migliore.
E poi c’è il volontariato, che accompagna la mia vita da sempre. Non c’è titolo di studio o lavoro che tenga: quando sei davanti a una famiglia in difficoltà, l’unica cosa che conta è esserci, tendere una mano, condividere il peso. In silenzio, senza clamore, senza formalità.
Oggi, guardando indietro, vedo un percorso fatto di passione, impegno e radici profonde.
Cassano è il filo rosso della mia vita: il luogo che mi ha formato, che mi ha dato e che io cerco, nel mio piccolo, di restituire ogni giorno.
Credo nella memoria, nella cultura, nella solidarietà: sono queste le fondamenta su cui continuo a costruire la mia storia.