
Approfittando del giorno libero, oggi mi sono concesso un’ora di sonno in più.
Ora, dopo un bel caffè, sono sul cesso a meditare sugli ultimi avvenimenti della politica cassanese.
È vero che il ruolo del politico è un ruolo difficile, tanto spesso l’opinione pubblica cerca il pettegolezzo anziché i risultati.
È così invece di parlare di ciò che è il politico ha realmente fatto, assistiamo ad uno sputtanamento reciproco in cui volano accuse e violazioni della privacy: in ogni dibattito politico vengono tirati fuori parenti, amici e conoscenti, ci si dimentica dell’azione politica e si cerca a tutti i costi lo scandalo.
Sinceramente non condivido questo modo di fare dibattito anche se ho sempre cercato verità e giustizia sociale.
Se ci deve essere confronto, questo deve avvenire sulle cose fatte per il paese e su quello che si intende fare.
E non sui posti di lavoro creati: certo bisogna controllare e fare in modo che vengano sempre garantite legalità e meritocrazia, senza tuttavia dare fuoco alla consueta guerra tra poveri, gettando veleni e astii verso persone che vorrebbero entrare nel mondo del lavoro e fatigano a farlo a causa di motivazioni macroeconomiche che vanno ben oltre la semplice azione amministrativa di un municipio.
Vi ricordo che in Italia il fenomeno della disoccupazione ha radici antiche e che sempre in Italia, ci sono gli stipendi più bassi.
Ecco, una buona azione politica deve mirare a fare proposte per la creazione di nuovi posti di lavoro, non deve solo mettere contro la gente.
Cassano oggi più che mai ha bisogno di pace sociale e la gente di Cassano vuole speranze, non più odio e rancori per un posto di lavoro.
Invece, e questo succede solo a Cassano Ionio, il dibattito politico non avviene con il solito ping pong di accuse ( tu hai sistemato il parente, tu non paghi i contributi, ecc ecc) ma per alcuni si traduce nell’analisi psicosociale di ogni persona che osa dire la sua su un determinato gruppo politico.
In quel caso non esiste più l’amore per il paese, la ricerca della verità o della giustizia ma se ti permetti di parlare di un determinato gruppo politico lo fai perché c’è un motivo e questo motivo è l’unica risposta che questo gruppo politico sa dare quando viene interpellato…
Per esempio, io parlo di quel determinato gruppo politico perché volevo fare l’assessore, c’è chi ne parla perché gli hanno abbattuto la casa, altri ne parlano perché volevano fare un parcheggio nella pineta.
Insomma per questo gruppo politico tu ti interessi di ciò che avviene nel paese solo perché in qualche modo ce l’hai con loro.
Una forma di mania di persecuzione, associata a manie di grandezza animate da un forte narcisismo, fanno in modo che questo gruppo politico venga considerato tra i più scontrosi e comunque quelli meno aperti al dibattito.
Una condizione che li porta inevitabilmente all’isolamento: chi è questo pazzo che decide di confrontarsi con chi, come si sente leggermente contestato, inizia ad offenderti, sminuendoti, degradandoti, facendoti passare come una persona egoista che mette l’interesse personale davanti a quello collettivo.
La gente di Cassano vuole partecipare, vuole dire la sua e non vuole una classe politica che ti deve emarginare solo perché la pensi diversamente da loro.
Dopotutto non dimentichiamo che la politica è fatta di proposte e non di certo di pettegolezzo.
E questo, chi cerca costantemente il palcoscenico, chi vive di applausi ed ha bisogno costantemente di sentirsi osannato, chi si nutre di gloria e di riconoscimenti, forse dovrebbe iniziare a capirlo.