Non tutti sanno che…

In molti forse pensano che mi diverta a fare foto o video delle tradizioni popolari.
In realtà è sempre stato un hobby, una passione che ho poi cercato di trasformare in professione.
Questa “ricerca antropologica” (se vogliamo usare termini più complessi) è uno studio continuo della società: dei suoi usi e costumi e delle trasformazioni dovute al passare del tempo.
Non a caso, l’assistente sociale è quel professionista che “assiste la società” e, per farlo, ha bisogno di conoscerne la storia, il passato, gli usi e i costumi.
Oggi è Venerdì Santo e le occasioni per capire cosa ci sia davvero nel nostro DNA culturale sono molteplici.
In tutto il Sud Italia c’è una miriade di manifestazioni: tutte simili, tutte diverse, ma comunque riconducibili alle varie culture che, nei secoli, ci hanno dominati.
Gli strumenti a fiato, come la tromba (o buccina), sono un’eredità dell’Impero romano.
Il fuoco, invece, è un’eredità pagana, quando veniva utilizzato come strumento di purificazione.
Esistono inoltre rappresentazioni dal forte valore culturale e storico, risalenti al medioevo, come il rito dei penitenti incappucciati che, nel mio paese, vengono chiamati “discipline”.
Questo nome deriva da alcune fruste di ferro, dette appunto “discipline”, con cui i penitenti si percuotono. I “disciplinati”, infatti, sono persone che praticano la disciplina come atto di penitenza, un modo simbolico per espiare il dolore, i peccati e le colpe personali.
Tutti sappiamo che il Medioevo è un periodo storico di circa mille anni, che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) alla scoperta dell’America (1492 d.C.).
Stiamo parlando, quindi, di oltre cinquecento anni fa.
Dopo il 1100 d.C., infatti, si diffondono le confraternite religiose, tra le prime forme di associazione. Erano composte da laici che si univano per compiere opere di carità e diffondere la pratica cristiana.
In quel periodo si diffondono le sacre rappresentazioni, oggi chiamate processioni, attraverso le quali i Vangeli venivano trasmessi al popolo con gesti e rappresentazioni quasi teatrali.
Spesso si svolgevano per strada, per permettere a tutta la popolazione di partecipare.
In questo contesto aumentano le processioni penitenziali e si diffonde l’uso di abiti rituali per diversi motivi: mantenere l’anonimato davanti a Dio e agli uomini, chiedere perdono senza cercare prestigio, ma soprattutto esprimere umiltà, devozione e uguaglianza.
Durante la dominazione spagnola, poi, le confraternite italiane presero esempio da molti rituali iberici, come l’uso del cappuccio per anonimato e devozione.
Oggi molte processioni cattoliche conservano ancora questi tratti e queste usanze, nonostante la liturgia e le Sacre Scritture prevedano altro.
Quando vediamo queste processioni, non stiamo solo guardando un rito antico: stiamo guardando la nostra storia, il nostro DNA culturale.
Non si tratta di essere antiquati o medievali, ma di custodire un’eredità che rende unica la nostra comunità.
Ognuno di noi dovrebbe esserne orgoglioso e difenderla.